AGROENERGIE SERVE LA PIANIFICAZIONE

Pianificazione territoriale, incentivi modulari, integrazione di filiere, certificati bianchi all’agricoltura e sviluppo del biometano.
  Sono questi i punti chiave del documento sulle agroenergie definito da Anci e Legambiente insieme alle associazioni agricole e ai Comuni intervenuti oggi al convegno Agroenergie e territorio nella giornata inaugurale di Vegetalia, il Salone delle fonti rinnovabili in corso a Cremona fino 21 marzo.
 

 L’impiego delle energie rinnovabili sui suoli agricoli ha ricevuto un notevole impulso dalle nuove tariffe incentivanti.
  Queste, spesso, pero’, non vanno a beneficio dell’agricoltura, dell’efficienza energetica e delle risorse del territorio. E poiche’ l’Italia non ha ancora elaborato il Piano d’azione nazionale in materia di energie rinnovabili, da inviare a Bruxelles con la previsione su come raggiungere l’obiettivo del 17% dei consumi finali di energia proveniente da fonti rinnovabili entro il 2020, ANCI e Legambiente hanno ritenuto utile un documento di proposte condivise con le parti interessate da presentare ai Ministri Scajola, Zaia e Prestigiacomo. Le recenti disposizioni in materia di energia approvate dal Parlamento italiano, in particolare i 28 cent/kwh per tutti gli impianti al di sotto di un MW e il decreto ministeriale di prossima pubblicazione che riconosce un coefficiente, per gli impianti superiori a un Mw, di 1,8 per le biomasse provenienti da ‘filiere corte’ consentono finalmente anche a questo settore di mettersi in moto e di poter portare un contributo significativo all’aumento della quota di energia proveniente da fonti rinnovabili. “Ma in quei provvedimenti – ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – ci sono anche errori che rischiano di vanificarne gli effetti positivi: negli impianti di piccola taglia l’allargamento della tariffa onnicomprensiva anche alle biomasse generiche parifica le biomasse agroforestali e i sottoprodotti agroindustriali alle frazioni organiche dei rifiuti urbani, e’ un errore perche’ non riconosce la diversa sostenibilita’, economica e ambientale, di impianti alimentati da biomasse di origine locale o provenienti da filiere corte, non premia adeguatamente l’efficienza energetica e non valorizza il reddito agrario derivante dalla vendita di energia; per gli impianti di taglia piu’ grande si estende il beneficio della “filiera corta” non solo alle biomasse proveniente da un raggio di 70 chilometri di distanza dall’impianto, ma anche a quelle provenienti da “accordi di filiera” che permetteranno persino l’importazione dall’estero”.

Fonte: AGI 

AGROENERGIE SERVE LA PIANIFICAZIONEultima modifica: 2010-03-21T23:06:35+01:00da piero_aloia
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