il nuovo paesaggio

Riporto l’articolo di giornale che ho scritto per il quotidiano youandnews,

l’articolo parla di rinnovabili e dell loro giusto sfruttamento

Il nuovo paesaggio

Giovedì, 20 Ottobre 2011di Piero Aloia *

PRATO – Oramai è noto che, se si vogliono raggiungere gli obiettivi fissati a Kyoto (piano energetico 20;20;20) ed eventualmente andare oltre fino alla copertura energetica totale tramite fonti sostenibili, traguardo questo a mio parere raggiungibile, i nuovi regolamenti urbanistici devono essere pensati in vista di una pianificazione territoriale strategica sostenibile. Il fine ultimo dei nuovi studi territoriali sarà l’individuazione e la misurazione delle risorse energetiche e il loro possibile sfruttamento, in modo da consentire una giusta pianificazione alle varie scale territoriali in funzione della presenza delle risorse, dell’entità dei consumi, della pressione antropica e della presenza industriale.

Da anni mi interesso di studi territoriali, di energie rinnovabili e della loro pianificazione e devo dire che sono sempre più convinto, risultati alla mano, che con la giusta organizzazione sarebbe possibile far fronte al totale fabbisogno di energia di tutto il territorio Italiano. Il paesaggio dell’appennino tosco emiliano offre, con le sue valli, caratterizzate da numerose presenze industriali risalenti in alcuni casi al 1800, opifici dotati di generatori idrici datati agli inizi del secolo scorso (per esempio la valle del Bisenzio), che in alcuni casi necessitano esclusivamente di un’opera di manutenzione e di ammodernamento per tornare a produrre energia.

A questo aggiungerei che la pianificazione e lo sfruttamento sostenibile delle risorse presenti in loco darebbero vita a molteplici benefici, basti pensare all’energia territoriale come strumento di restauro del territorio; regimentazione dell’acqua, pulizia e mantenimento delle aree boschive ed agricole consentirebbero di creare delle Ecosystem Services, offerte di residenza, artigianato, industria, agricoltura, presidio del territorio, energia a pulsante, Smart grid e, dulcis in fundo, acquisizione di una filiera corta energetica.

A tal proposito riporto, come esempio, parte dello studio che ho effettuato qualche anno addietro sulla val di Bisenzio: «Nella val di Bisenzio ci sono molti piccoli borghi come la Cartaia, La Briglia, l’Isola, Vaiano, Carmignanello, Usella, la Dogana e il Pucci, in cui è possibile produrre energia. Il fiume Bisenzio rappresenta infatti una grande fonte di energia. Partendo da Vernio troviamo degli impianti idraulici costruiti nell’800 per alimentare gli opifici tessili che, a differenza delle fabbriche, per tornare a funzionare a pieno regime avrebbero bisogno semplicemente di un intervento di ripulitura delle gore e della sostituzione dei vecchi generatori; in alcuni casi quindi gli impianti ancora presenti potrebbero essere sfruttati per la produzione di energia; molti di questi impianti di produzione di energia elettrica sono rimasti operativi fino alla chiusura delle fabbriche.

Tra questi alcuni erano di grossa taglia ed erano in grado di alimentare fabbriche contenenti 100-150 macchinari tessili, gestendo anche l’illuminazione sia della fabbrica che degli uffici durante tutta la giornata e, come nel caso della Briglia, anche del borgo composto dalle case degli operai. Per rendere meglio l’idea, negli anni quaranta nelle fabbriche della Briglia e dell’Isola erano impiegati circa 1400 operai. Il potenziale elettrico del Bisenzio, questa grande macchina idraulica, è enorme, si stima raggiunga i 2000-2300 kw di impianti installati solamente negli ex opifici, senza andare a considerare l’istallazione di nuove opere negli altri salti.

Un’altra fonte energetica disponibile è costituita dalle biomasse provenienti dalla silvicoltura; la vallata, infatti, ha una folta presenza di aree boschive poco sfruttate, si potrebbe pensare ad un’opera di manutenzione programmata dalla quale produrre biomasse come cippato, legna o pellets. Da queste opere di manutenzione oltre ai benefici energetici si avrebbero anche benefici economici, ulteriori posti di lavoro, e ambientali, sentieri e boschi più accessibili, minore pericolo di incendi ecc.

Questi non sono i soli aspetti positivi dello sfruttamento del fiume, infatti, utilizzando gli opifici dismessi considerati oramai alla semplice stregua di archeologia industriale e pertanto già in parte o del tutto destinati a diventare spazi pubblici (fonte PRG), daremmo a questi un valore aggiunto, la possibilità di auto mantenersi ma soprattutto di continuare ad essere parte integrante e produttiva del territorio; la produttività degli impianti dipenderà anche dalla cura e manutenzione del fiume e delle gore che rappresenterà una miglioria generale a tutta la macchina idrica, evitando esondazioni e rendendo questa più fruibile.

La rinascita dell’industria nella val di Bisenzio porterà, se gestita in modo corretto, grossi benefici economici ed ambientali: aumento dei posti di lavoro all’interno del territorio comunale e conseguente crescita e sviluppo delle economie locali, abbattimento dei costi individuali dovuti allo spostamento delle migliaia di lavoratori pendolari che ad oggi si dirigono almeno due volte al giorno da e verso Prato o la zona del Macrolotto, creando anche notevoli disagi dovuti all’intenso traffico, all’inquinamento prodotto dagli scarichi delle automobili, agli incidenti, ai rallentamenti, ecc. Il miglioramento della qualità della vita degli abitanti risulta quindi evidente e si traduce in più tempo libero, meno stress, risparmio sui costi di trasporto e a livello ambientale, un beneficio ancora più grande di quella apportato dall’elettrificazione diffusa della zona.

L’assenza delle auto che ogni giorno intasano la statale per portare i pendolari al lavoro e la quantità di emissioni di CO2 risparmiate all’ambiente non sono calcolabili in misura precisa ma sicuramente sono nell’ordine delle migliaia di tonnellate; se a questo aggiungiamo anche le tonnellate di esalazioni dannose e particelle p.p.m. che risparmiamo all’ambiente e quindi a noi stessi, è facile capire che questa è la strada giusta da seguire». (Studio del 2008, tratto dalla pubblicazione: energie rinnovabili città architettura, il futuro nella pianificazione, edizioni Lulu.com 2009).

Come si evince, è veramente necessario uno studio di tutto il territorio a monte dei vari progetti e soprattutto un’ottima conoscenza delle varie fonti rinnovabili e delle reti di distribuzione di nuova generazione, essenziali per pianificare il corretto utilizzo delle energie rinnovabili al fine di evitare l’installazione di impianti che poi o non funzionano a dovere o non funzionano affatto.

Non è raro infatti vedere impianti mini hydro o pale eoliche ferme o addirittura danneggiate, non perchè di scarsa qualità o tecnologicamente non valide ma soltanto perchè utilizzate scorrettamente per l’errata scelta del luogo di installazione o del tipo di tecnologia da utilizzare, trasformando così un intervento corretto e sostenibile in un danno economico ed ambientale e creando nella popolazione un velo di sfiducia verso le fonti rinnovabili. Un futuro sostenibile è possibile ma è solo effettuando le scelte più giuste che lasceremo ai nostri figli un mondo ancora vivibile.

Nelle foto, dall’alto: Opificio dell’Isola (La Briglia-Vaiano), torri eoliche (San Benedetto Val di Sambro, Bologna) e Molino della Spipola (Carmignanello-Cantagallo)

il nuovo paesaggioultima modifica: 2011-10-20T13:38:00+02:00da piero_aloia
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